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Cominciò a Babele

Cominciò a Babele

La scoperta dei popoli

Autore/i: Wendt Herbert

Editore: Aldo Martello Editore

unica traduzione autorizzata di Giuseppe Bianchetti.

pp. 528, nn. tavv. b/n f.t., Milano

Nel libro «Cercai Adamo», Herbert Wendt ha narrato in qual modo scienziati, pensatori, sognatori e dilettanti geniali abbiano indagato l’origine dell’uomo. In «Cominciò a Babele» egli racconta come etnologi e archeologi, missionari, esploratori e avventurieri abbiano scoperto i segreti dei popoli esotici.
Come appaiono le civiltà umane? Perché il loro aspetto è tale? Qual è la loro origine? Chi le ha create? E… perché furono create? Problemi appassionanti, che interessano oggi ciascuno di noi nel più profondo dell’animo. Herbert Wendt narra in qual modo gli studiosi e gli scienziati abbiano tentato, dall’antichità sino ai nostri giorni, di risolvere i tanti enigmi dei popoli, delle razze e delle civiltà.
Un «Romanzo della Etnologia», dunque? Non soltanto questo. Infatti, come disse un celebre navigatore dei Mari del Sud, «non c’è al mondo creatura che, come l’uomo, sia tanto accanita contro la sua stessa specie». La storia millenaria dei rapporti tra i popoli è contemporaneamente una ininterrotta catena di contrasti, di guerra e assassinio, di conquista e oppressione, di pregiudizio razziale e annientamento di civiltà. E la ricerca etnologica del passato è una autentica tragicommedia umana, densa di scene grottesche e terribili, di errori e di abbagli, di avventure, incidenti, episodi comici e patetici.
«Cominciò a Babele» costituisce perciò anche la cronaca dei grandi viaggi di scoperta, una storia della colonizzazione, anzi una storia della natura e della civiltà umana. E nata così un’opera interessantissima, piena di tensione, su uno scenario costantemente mutevole, che ci conduce da Babele sino all’isola di Pasqua, dagli Unni di Attila sino alle meraviglie delle civiltà indie, dall’antica Cina sino ai Pigmei della foresta congolese; e contemporaneamente, un’opera di profonda umanità, e profonda comprensione per i caratteri propri delle razze e delle nazioni straniere.
Proprio oggi, infatti, mentre la maggior parte delle civiltà umane è scomparsa irreparabilmente sotto la spinta della nostra civilizzazione, proprio oggi è più necessario che mai conoscere come a poco a poco, quasi con riluttanza, l’uomo abbia compiuto nel corso dei tempi la sua più grande e rivoluzionaria scoperta: quella dell’umanità policroma e poliedrica.

Herbert Wendt, nato a Düsseldorf nel 1914 e residente a Baden-Baden, si dette alla letteratura dopo aver studiato zoologia. Tra i suoi romanzi, «La nave dei dannati» ebbe notorietà anche all’estero. Nel 1953 fu pubblicato il romanzo della paleoantropologia, «Cercai Adamo», tradotto in tutte le lingue del mondo, e che rese di colpo celebre l’autore in Europa e in America. Tre anni dopo seguì la storia dell’indagine zoologica, «L’altra storia della terra», che ebbe un successo altrettanto trionfale.
Herbert Wendt è sposato con la scrittrice Ingeborg Wendt. La coppia ha compiuto diversi viaggi di scoperta, e tra l’altro una spedizione nel centro del Sudamerica, eflettuata nel 1956, nel corso della quale Herbert Wendt visitò tribù indie quasi mai venute a contatto con la civiltà, raccogliendo un copioso materiale etnologico e naturalistico. In «Cominciò a Babele» egli ci parla quindi non solo come scrittore ma anche come scienziato abituato alla mentalità dei popoli esotici, e capace di apprezzarne le caratteristiche.

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