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La Scienza e la Sociologia della Conoscenza

Una analisi della conoscenza scientifica come risultato di una negoziazione sociale

di
Editore: Edizioni di Comunità
Prezzo: € 16,00

Informazioni: unica edizione, traduzione dall'inglese di Libero Sosio, titolo originale: Science and sìSociology of Knowledge. - pp. 192, Milano
Stampato: 1981-10-01
Codice: 500000007370

Che la conoscenza sia condizionata da tutta una varietà di fattori è nozione tradizionale che risale ben oltre i «padri fondatori» della sociologia, come Marx, Pareto e Durkheim, e che viene ricondotta talvolta sino a Francesco Bacone. Problema più controverso è invece in quale misura la scienza sia un prodotto della vita sociale e ne sia condizionata. Fino a poco tempo fa è prevalsa la tesi che la conoscenza scientifica sia sottratta al condizionamento da parte della società in virtù di uno status epistemologico particolare: mentre la conoscenza in genere sarebbe condizionata dalla posizione del soggetto nella società, dai suoi rapporti sociali, dai suoi interessi, il contenuto della conoscenza scientifica sarebbe determinato solo dalla natura del mondo fisico. La persona dello scienziato sparirebbe, in altri termini, dietro il carattere completamente oggettivo e impersonale della sua opera. Persino Marx ed Engels riconobbero alla conoscenza scientifica uno status particolare e solo con Mannheim, di fronte ai nuovi sviluppi della fisica del Novecento (il principio d'indeterminazione, la relatività), la visione privilegiata della scienza comincia a dissolversi in una visione più universale.
Ma il fiorire degli studi di sociologia della conoscenza, di storia e di filosofia della scienza ha dato negli ultimi decenni un contributo importante al venir meno di tale status privilegiato della conoscenza scientifica. In questo libro Michael Mulkay, che ha già dedicato vari studi all'analisi sociologica della comunità scientifica, esamina gli assunti filosofici che hanno condotto alla cosiddetta concezione standard della scienza e ne presenta una critica dettagliata, nella quale assume una parte di rilievo l'illustrazione di vari casi storici scelti. Risulta così che la distinzione fra termini d'osservazione e termini teorici, su cui si fondava in gran parte la posizione privilegiata della scienza, non ha alcuna ragione d'essere, che le cosiddette proposizioni fattuali della scienza non sono indipendenti dalla teoria, e infine che la conoscenza scientifica non ha affatto un significato stabile e universale, come si è supposto troppo spesso, bensì è il risultato di una negoziazione sociale fondata su interessi, impegni intellettuali e tecnici e sul controllo deN'informazione e dei mezzi finanziari.
La scienza si rivela così non come una descrizione oggettiva della realtà ma come un'attività interpretativa costruita socialmente. In questo quadro acquistano un grande rilievo i rapporti a doppio senso fra politica e scienza. Le conclusioni stesse raggiunte dagli scienziati si rivelano condizionate dall'impegno politico e dagli interessi corporativi e vengono usate come una risorsa per sostenere posizioni politiche antitetiche. Così la scienza, precipitata dalla sua torre d'avorio, viene restituita alla sua autentica dimensione sociale.

Michael Mulkay è lettore di sociologia all'Università di York. Con Tom Bottomore è condirettore della collana «Controversies in Sociology», nella quale è apparso anche questo libro. È autore di vari studi fra i quali «Functionalism», «Exchange and Theoretical Strategy», «The Social Process of Innovation» e, con David Edge, «Astronomy Transformed».

Libro usato disponibile in copia unica

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