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Orione a Proposito dell'Antichità dei Veda

di
Editore: ECIG - Edizioni Culturali Internazionali Genova
Informazioni: presentazione di Renato del Ponte, premessa, traduzione e commenti di Giuseppe Acerbi. - pp. 270, Genova
Stampato: 1991-01-01
Codice: 978887545422

Scopo precipuo di quest'opera è dimostrare che gli antichi testi vedici sono chiaramente ed esattamente databili in base a citazioni astronomiche contenute nei Veda. «Nel mio Orione - afferma l'Autore in un suo scritto successivo - ho cercato di dimostrare che le convenzionali prove di datazione dei Poemi Vedici a non più di 2400 a.C. erano troppo vaghe ed incerte, mentre tutti i ragguagli astronomici contenuti nei testi vedici ci offrono datazioni degne di maggior fede. La composizione degli Inni Vedici, su tali basi astronomiche, si può far risalire a circa 4500 anni a. C. allorché l'equinozio di primavera cadeva nella costellazione di Mriga (Orione), mentre quella dei Bràhmana risale intorno al 2500, tempo in cui l'equinozio di primavera si era spostato nella costellazione di Krittikà (Pleiadi). Equinozi, solstizi, stagioni, posizioni degli astri, tempo dei riti religiosi, calendario, posizioni delle grandi costellazioni vengono minutamente analizzati e criticati assieme alle teorie e ai calcoli matematici di altri studiosi indù ed europei, al fine di raggiungere l'Ultima Thule dell'antichità Ariana.
 
Un brano:
"Il principale risultato della nostra ricerca dovrebbe essere evidente dal titolo stesso del saggio. L'alta antichità della civiltà egizia è ora generalmente ammessa. Ma gli studiosi ancora esitano a porre l'inizio della civiltà vedica più in là del 2400 a. C.. [...] le tradizioni registrate nel Rigveda indicano indubbiamente un periodo non più tardo del 4000 a. C., quando il punto vernale si trovava in Orione, o, in altri termini, quando la Stella del Cane (il Cane, com'è chiamate nel Rigveda) dava inizio all'anno equinoziale. Molti dei testi vedici e delle leggende addotte a sostegno di questa conclusione sono state citate in conformità con essa e spiegate per la prima volta in modo razionale e comprensibile, gettando una luce significativa sulle leggende e sui riti delle opere sanscrite più tarde. Abbiamo tentato ulteriormente di mostrare come queste leggende siano straordinariamente confermate da leggende e tradizioni dell'Iran e della Grecia".
 
Lokamanya Bâl Gangâdhar Tilak (1856-1920). Chiamato dai suoi compatrioti «Lokamanya» ossia «maestro onorato nel mondo intero», Tilak fu, per tutto l'arco della sua vita, lo strenuo paladino della liberazione dell'India dal dominio coloniale britannico. Animatore del Partito del Congresso, propugnatore della disobbedienza civile, fondatore di due giornali, il Kesari e il Marhatta, divulgatore instancabile della tradizione del suo popolo e tutore inflessibile dell'induismo, fu perseguitato e condannato per lunghi anni in un carcere birmano. Muore il 1° agosto 1920, giorno in cui Gandhi dava avvio alla sua prima operazione non-violenta, alla quale gli Inglesi risposero con il massacro di Amritsar. Le sue due opere principali sono: The arctic home in the Vedas del 1903 (trad. it. La dimora artica nei Veda, Ecig, 1986) e il presente Orion del 1893.

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Presentazione - Premessa del traduttore - Prefazione dell'Autore - Capitolo I. Introduzione - Capitolo II. Il Sacrificio ovverossia l'Anno - Capitolo III. Le Krittika - Capitolo IV. Agrahayana - Capitolo V. La Testa di Antilope - Capitolo VI. Orione e la sua cintura - Capitolo VII. I Ribhu e Vrishakapi - Capitolo VIII. Conclusione - Appendice. Agrayana e Orione

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