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Antico Tibet, Nuova Cina

Antico Tibet, Nuova Cina

Titolo originale: Le vieux Tibet face à la Chine nouvelle

Autore/i: David-Neel Alexandra

Editore: Luni Editrice

traduzione di Anna Benucci Serva, collana: Sol Levante n° 11, in copertina «La principessa Pema Chöki del Sikkim» fotografia di Fosco Maraini.

pp. 208, 1 tavola in bianco e nero fuori testo, 1 cartina geografica in bianco e nero, Firenze

Antico Tibet, nuova Cina fa parte di una trilogia di racconti di viaggio in cui Alexandra David-Néel narra le peregrinazioni compiute nel corso del suo secondo viaggio in Estremo Oriente, tra il 1937 e il 1946, nelle regioni della frontiera sino-tibetana, lungo cammini spesso inesplorati, in luoghi ancora sconosciuti e misteriosi per il viaggiatore occidentale.
Scritto tra il 1951 e il ’52, e apparso l’anno seguente, questo volume è uno sguardo acuto sul Tibet che, a sua volta, in quegli anni osservava, scrutava una Cina che ne aveva annesso – o, meglio, riannesso – il territorio. Nel corso dei secoli Tibetani e Cinesi si erano affrontati sul campo di battaglia e sul terreno di una diplomazia, magari rozza ma non priva di astuzie, senza riuscire mai a separare davvero le rispettive storie. Solo vent’anni erano passati da quando l’Armata Rossa, o meglio ciò che ne rimaneva, era stata cacciata dal Tetto del Mondo allorché altri e più numerosi Cinesi – le truppe di Mao Tse-Tung – varcarono la frontiera del Nord: una «nuova» Cina, di fronte a un «antico» Tibet, e nuove leggi, norme, prospettive.
La David-Néel descrive il momento del passaggio, non gli effetti né le conseguenze che ne sarebbero derivate, e lo fa pennellando sullo sfondo la tradizione religiosa tibetana, l’ordine sociale, le consuetudini e, soprattutto, il paesaggio umano, con un piglio e una vivacità tale che qualche sua pagina ha perfino la qualità dell’umorismo: un resoconto che, a mezzo secolo di distanza dalla sua stesura, non cessa di sorprendere.
Dalla penna di questa instancabile viaggiatrice balzano fuori a tutto tondo, e quasi con un effetto teatrale, personaggi e ambienti sociali – dignitari lamaisti e umili trapa, mercanti, signorotti di campagna e reucci con le loro corti, pastori delle zone di frontiera e contadini – incastonati in una storia millenaria che, nel Paese delle Nevi, è talmente lenta da sembrare immutabile.

Alexandra David-Néel nasce a Parigi nel 1868. In giovinezza vive in India per qualche anno. Durante il suo secondo viaggio in Oriente, intrapreso nel 1911, incontra il Dalai Lama in esilio e due personaggi che avranno per lei speciale importanza: Sidkeong – maharajah del Sikkim, che condivise con Alexandra la volontà di liberare il Buddhismo dalle superstizioni, e l’eremita di Lachen, presso il quale la donna visse un apprendistato magico-dottrinale di due anni con il nome iniziatico «Lampada di Saggezza». In questo periodo conoscerà anche il giovanissimo Yongden, che diventa prima un inseparabile compagno di avventure, poi suo figlio adottivo.I suoi viaggi la portano poi a Calcutta, in Giappone, a Pechino. Infine, tra il ’21 e il ’24, l’estrema impresa: Lhasa, la città proibita, dove- prima donna occidentale – arriva travestita da pellegrina tibetana. Durante la lunga permanenza in Oriente, dov’è stata accettata come una tibetana naturale, e considerata spesso l’incarnazione di una divinità femminile, Alexandra ha tradotto testi, pubblicato articoli, tenuto conferenze e, con il tempo, la sua fama è cresciuta enormemente, tanto da divenire in Francia una celebrità. Muore nel 1969, a centouno anni.

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