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Alchimia – Significato e Visione del Mondo

Alchimia – Significato e Visione del Mondo

Titolo originale: Alchemie, sa signification et son image du monde

Autore/i: Burckhardt Titus

Editore: Ugo Guanda Editore

a cura di Ferdinando Bruno, collana: Biblioteca della Fenice, in copertina: Hieronymus Bosch, Trittico del Giardino delle Delizie (particolare).

pp. 192, illustrazioni b/n, Milano

«La distanza che separa la nostra epoca da quella in cui l’alchimia si è trovata a operare, è praticamente incommensurabile. Non vi è nulla di sorprendente, dunque, nel fatto che un ricercatore dei nostri giorni, quasi del tutto all’oscuro delle arti spirituali praticate fino a non troppo tempo fa in certe particolari forme di civiltà, abbia una visione dell’arte alchemica simile a quella che potrebbe apparire in uno specchio deformante»: così scrive Titus Burckhardt, maestro indiscusso dello spiritualismo contemporaneo, a conclusione di questo libro. In effetti, a partire dall’Illuminismo e con la nascita della scienza moderna, non pochi luoghi comuni hanno pesato fino ad oggi sui modi di considerare l’alchimia: ora giudicata una forma primitiva della chimica moderna; ora vista come arcaica conferma dell’esistenza di un «inconscio collettivo» sostenuta da certa psicologia del profondo; ora, infine, ritenuta credenza superstiziosa nella possibilità di fabbricare argento o oro al puro scopo di arricchire. Solo uscendo dalla prospettiva parziale e riduttiva del pensiero razionalista è dunque possibile cogliere il vero significato dell’alchimia, arte «regale» e «spirituale», come è stata definita dai suoi maestri.
In questa direzione si muove l’Alchimia, che presentiamo nell’edizione più recente, uscita a quattordici anni di distanza dalla prima e da Burckhardt ampiamente riscritta. Scrive l’autore: «Il rapporto fra l’uomo e il suo ambiente naturale varia non solo teoricamente, ma anche praticamente, e non soltanto sul piano soggettivo ma anche sul piano dell’ambiente naturale stesso. Non esiste separazione fra il mondo psichico e il mondo fisico, anche se il particolare punto di vista dell’Ego tende a far apparire la sfera psichica dell’essere individuale come un tutto chiuso e autonomo». È appunto nel rifiuto di separare sensibile e sovrasensibile, spirito e materia, mondo interiore e mondo esteriore, e nella contemporanea tensione dell’uomo verso la conoscenza del proprio essere eterno, che bisogna individuare il fine ultimo dell’alchimia. Così, dunque, la trasformazione dei metalli vili in oro va letta come metafora di un altrettanto miracoloso ma ben più profondo processo: quello che, attraverso le trasfigurazioni dell’anima, conduce l’uomo al compimento dell’opera interiore.

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Argomenti: Alchimia,

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