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Religione e Rivoluzione in America Latina

Religione e Rivoluzione in America Latina

Autore/i: Gozzer Giovanni

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

seconda edizione, premessa dell’autore.

pp. 248, Milano

Il diario di un viaggio in America latina, e specialmente in Colombia, tra il 1965 e il 1967: quando scoppiano le rivolte armate delle bande di guerriglieri e si profila un’altra drammatica rivolta, talora armata: quella del piccolo clero, proletario, inquieto, tragicamente diviso tra la “Pacem in Terris” e gli appelli di Che Guevara, unito in una rivolta contro l’ingiustizia sociale e la sopraffazione delle dittature militari. Giovanni Gozzer, sociologo ed educatore cattolico, si è incontrato via via coi protagonisti di questa vicenda, primo fra tutti padre Camillo Torres, l’ormai leggendario “cura guerriero”, il prete che ha imbracciato il fucile ed è morto in uno scontro a fuoco con la polizia diventando, come qualcuno lo ha definito, il “Guevara cattolico” e in ogni caso segno di contraddizione per gli spiriti sinceramente religiosi, divisi tra il ripudio della violenza e la necessità di testimoniare in qualche modo il loro rifiuto dell’oppressione e la loro solidarietà con gli oppressi. Nel diario di viaggio di due anni, il dramma di un popolo: e il dramma della coscienza religiosa sudamericana, divisa tra la sete di giustizia e un ideale di amore e di pace. Epigrafe del libro può essere la frase drammatica di monsignor Helder Camara, vescovo di Olinda-Recife: “Sono contrario alla violenza; ma non giudico i sacerdoti che l’hanno scelta: li comprendo”.

Da Schiavo a Proletario – Tre Saggi sull’Evoluzione Storica del Proletariato Nero negli Stati Uniti

Da Schiavo a Proletario – Tre Saggi sull’Evoluzione Storica del Proletariato Nero negli Stati Uniti

Titoli originali: The Atlantic Slave Trade and Slavery – The Demand for Black Labor: Historical Notes of the Political Economy of Racism – The Negro and the United Mine Workers. The Carier and Letters of Richard L. Davis and Somenthing of Their Meaning: 1800-1900

Autore/i: James C. L. R.; Baron Harold M.; Gutman Herbert G.

Editore: Musolini Editore

unica edizione, a cura e con introduzione di Bruno Cartosio, i saggi di C. L. R. James e H. M. Baron sono stati tradotti da Bruno e Manuela Cartosio, il saggio di H. G. Gutman è stato tradotto da Mario Corona.

pp. XXXIII-224, Torino

In tutti gli stati capitalistici avanzati dell’Occidente, esiste una fascia di operai che va ad occupare i posti di lavoro che i settori più politicamente formati della classe operaia rifiutano.
Questi operai marginali vengono in genere isolati, in modo che vengano a mancare loro i mezzi politici e sociali per difendere i propri interessi. Nell’Europa occidentale essi sono di solito immigrati che provengono dall’Europa meridionale o dall’Africa del Nord. In Inghilterra sono i popoli di colore provenienti dalle varie parti dell’impero. Nei centri urbani degli Stati Uniti, la razza funziona come un marchio sugli operai di colore, neri e marroni, che vanno a riempire i posti che gli altri operai rifiutano di occupare.
Nei centri metropolitani degli USA il mercato del lavoro ha una struttura dualistica a base razziale. A fianco del mercato metropolitano primario, in cui le società cercano lavoratori bianchi e i lavoratori bianchi cercano il posto di lavoro, esiste un più piccolo mercato del lavoro, secondario, in cui le società cercano i lavoratori neri e i neri cercano il loro lavoro. Nelle aree metropolitane maggiori questo mercato secondario nero ha una dimensione che oscilla tra un decimo e un quarto rispetto alle dimensioni del mercato bianco.
Per i settori bianchi e quelli neri esiste una distinta pratica della domanda e dell’offerta che determina i salari la distribuzione dei posti, ed esistono, allo stesso modo, istituti e procedure separate per il collocamento, l’assunzione, la preparazione e la promozione degli operai.

La Questione Femminile – Intervista col PCI

La Questione Femminile – Intervista col PCI

Autore/i: Ravaioli Carla

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

seconda edizione.

pp. 224, Milano

“L’alleanza tra le donne e i lavoratori” è un auspicio con insistenza ricorrente nei più recenti programmi e documenti ufficiali del PCI. Ed è certo l’indicazione più utile, necessaria anzi, a un processo autenticamente rivoluzionario come il movimento di liberazione femminile, in lotta contro un rapporto uomo-donna antichissimo ma profondamente e funzionalmente integrato al sistema capitalistico, che dunque si colloca naturalmente, fisiologicamente quasi, nella stessa sfera di idee e di azione dei movimenti operai. Alleanza però difficile fino a ieri , in un clima di duro scontro tra la maggiore organizzazione politica dei lavoratori, il PCI, e la più attiva, vitale e irruente espressione della rivolta delle donne, il femminismo; alleanza forse possibile oggi, dopo l’ultima Conferenza delle donne comuniste, che ha segnato una decisa anche se critica apertura ai gruppi femministi, con l’accettazione delle loro tematiche più valide e un esplicito invito alla collaborazione.
Ma fino a che punto l’analisi femminista è stata veramente assunta a completare, allargare, arricchire la tradizionale linea “emancipatoria” del PCI? Con quali politiche immediate future?
Carla Ravaioli ha intervistato i responsabili delle principali sezioni di lavoro e il segretario generale di questo partito che non solo ha al suo attivo una grande storia di impegno in favore della donna, ma oggi, con la sua enorme forza e la sua impetuosa crescita, si pone come agente primo di ogni conquista sociale. Ne è uscito un libro che è certo la documentazione più organica e esauriente delle posizioni comuniste sulla questione femminile; non però un testo ufficiale ufficioso, ma un dibattito serrato, incalzante, spesso polemico, che mette in luce i meriti e le acquisizioni del PCI quanto i ritardi, le insufficienze, le incomprensioni.

Interviste con: Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, Aldo Tortorella, Luciano Gruppi, Giovanni Berlinguer, Giuseppe Chiarante, Gerardo Chiaromonte, Ugo Pecchioli, Adriana Seroni.

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Emancipazione e liberazione
Notizie biografiche sugli intervistati

Interviste

  • Donna, capitale e società patriarcale – Intervista con Giorgio Napolitano
  • La “rivoluzione culturale” – Intervista con Aldo Tortorella
  • Pubblico e privato – Intervista con Luciano Gruppi
  • La riappropriazione del corpo – Intervista con Giovanni Berlinguer
  • Il sapere negato – Intervista con Giuseppe Chiarante
  • La “questione femminile-meridionale” – Intervista con Gerardo Chiaromonte
  • Esser donna nel PCI – Intervista con Ugo Pecchioli
  • Dalla parte delle comuniste – Intervista con Adriana Seroni
  • Il “maggior impegno”? Intervista con Enrico Berlinguer

Appendice
Proposte di legge presentate dal PCI dalla I alla VI legislatura sulla questione femminile.

Cattivi Soggetti – Storie Pungenti Ironiche Grottesche Raccontate dal più Corrosivo Inventore della Commedia Italiana

Cattivi Soggetti – Storie Pungenti Ironiche Grottesche Raccontate dal più Corrosivo Inventore della Commedia Italiana

Autore/i: Salce Luciano

Editore: Rizzoli

pp. 176, Milano

Luciano Salce, classe 1922, studi classici, facoltà di legge, accademia di Arte Drammatica, due anni di prigionia in Germania, dal ’47 attore e regista di teatro, cabaret a Parigi e a Londra con il teatro dei Gobbi, dal ’50 in Brasile dirigendo un teatro a São Paulo e due film, dal ’54 di nuovo in Italia (ancora i Gobbi e regie teatrali), dal ’60 ad oggi attività quasi esclusivamente cinematografica, trentadue film diretti e una quarantina interpretati. Più televisione, radio… Ed ora, meglio tardi che mai, anche scrittore “vero”.
«Dico vero perché scrivere ho sempre scritto, per il cinema si scrive molto e non sempre male. Per un film che si realizza, due vanno a buca. E un film vuol dire soggetto trattamento sceneggiatura, i rifacimenti; quando poi non si butta tutto e non si ricomincia da capo… diciamo mediamente quattrocento pagine… che moltiplicate per trentadue farebbero… E i cinquanta e passa progetti andati in fumo… E i programmi televisivi, la radio… E tre commedie scritte, due rappresentate… Qualcosa come Balzac più Lope de Vega. Ma ogni tanto incontri l’amico che ti rimprovera: “Ma tu, perché non scrivi?”.»
La risposta sta in questi racconti, di epoche differenti e umori diversi. Cattivi soggetti è ovviamente un titolo a doppio uso, quale si conviene a chi è nato sotto un segno doppio (Bilancia, in questo caso). Sono cattivi soggetti certi personaggi poco raccomandabili, ma anche soggetti cinematografici cattivi, cioè non piaciuti, non realizzati, cestinati, restituiti (quasi mai) dai produttori ai quali erano stati proposti. E una loro origine cinematografica (uno “specifico filmico”, direbbe il critico) si può ritrovare nel gusto per l’intreccio, la trovata, la situazione. Qualche lettore potrebbe rilevare che qui Salce è diverso da quello che tutti credono di conoscere, pettegolo e polemico. La sorpresa è di avere di fronte un Salce sempre corrosivo, pieno di estri e fantasie, ma anche indulgente, sottilmente ironico e intenerito. E autenticamente scrittore.

Dalla Luce, il Bambino – Itinerario Yoga per il Parto come Gioiosa Rinascita

Dalla Luce, il Bambino – Itinerario Yoga per il Parto come Gioiosa Rinascita

Titolo originale: Cette Lumiere d’ou Vient l’Enfant

Autore/i: Leboyer Frédérick

Editore: Casa Editrice Valentino Bompiani

unica edizione, prefazione di B.K.S. Iyengar, preambolo e prologo dell’autore, traduzione dal francese di Luisa Bonnard.

pp. 308, riccamente illustrato in b/n, Milano

Nascita spirituale, ri-nascita
e nascita di un bambino
sono una sola unica esperienza.

Ameno di capire quale fuoco l’accende
quale vento si leva
quale onda si riceve
la donna che partorisce non può
che provare il più sconfinato terrore.

Se lotta e si oppone
la sensazione di inutilità della lotta
si aggiunge al suo abbattimento.

Che riconosca invece
in questo turbine
la forza apparentemente senza senso
della vita assoluta, indomata
e in questo fuoco l’ardore dell’amore
diffuso in tutta la creazione,
si aprirà allora, si offrirà,
si abbandonerà,
e la sofferenza diventerà estasi.

Possa lo yoga aiutarla a trovare
il cammino difficile, nascosto
a scoprire l’accesso segreto
alla grotta incantata.

Guru Nānak e il Sikhismo

Guru Nānak e il Sikhismo

In copertina: Simbolo del Sikhismo, costituito da una spada a doppio taglio (khanda), da un cerchio di ferro (kara) e da due sciabole (kirpan). Esso rappresenta l’abolizione delle diseguaglianze sociali, la virtù guerriera e il potere temporale e spirituale.

Autore/i: Piano Stefano

Editore: Editrice Esperienze

unica edizione, premessa dell’autore.

pp. 266, Fossano (Cuneo)

Guru Nānak, fondatore di una religione che oggi conta nel mondo circa otto milioni di seguaci, nacque a Talvaṇḍī (nel Pakistan Occ.) Panno 1469, e morì a Kartārpur (Panjab, India) nel 1539. Profondamente legato alla tradizione religiosa dell’India e, nello stesso tempo, non insensibile all’influenza del misticismo islamico, rivelò un animo di religioso e di poeta a un tempo, e radunò attorno a sé molti seguaci che chiamò semplicemente Sikh ( = discepoli ). Affidò ai suoi scritti – conservati nel Granth (Il Libro) – un autentico messaggio di pace, di libertà e di uguaglianza fra gli uomini, e di fede e speranza in un unico Dio.

Stefano Piano, nato nel 1941 a Silvano d’Orba, laureatosi nell’Università di Torino con una tesi di Indologia su Cosmogonia e cosmografia nel Narasiṃha-purāṇa, è dal 1967 Assistente Ordinario alla cattedra di Indologia presso la medesima Università, dove ha continuato gli studi del sanscrito e dell’antica civiltà indiana sotto la guida di Oscar Botto. Ha contemporaneamente coltivato lo studio delle lingue e delle letterature moderne arie dell’India ed è attualmente Professore incaricato di tale insegnamento presso la Facoltà di Lettere di Torino. Ha pubblicato, tra il resto, un volume su La Mudrārākṣasanāta-kakathà di Mahādeva ed ha collaborato, quale coordinatore, alla Storia delle Letterature d’Oriente, diretta da Oscar Botto e pubblicata, in 4 volumi, nel 1969. Nell’ambito delle sue specifiche ricerche sul Sikhismo e sulla storia delle Religioni indiane in generale ha ultimamente pubblicato un pregevole studio su Arjan e Govind Siṅgh, maestri e riformatori del Sikhismo.

Rivoluzione – Discorso ai Giovani

Rivoluzione – Discorso ai Giovani

Autore/i: Scaligero Massimo

Editore: Perseo

pp. 120, Roma

Sommario:

  • I – Senso della Rivoluzione
  • II – La Rivoluzione retorica
  • III – Il nuovo dogmatismo. La scienza
  • IV – «Rivoluzione culturale» e razzismo
  • V – Il soggiogamento dei «primitivi»
  • VI – L’alienazione e l’«età oscura»
  • VII – La contestazione come prodotto della tecnologia
  • VIII – La libertà animale
  • IX – Retroscena dialettico del materialismo dialettico
  • X – La teoria del «rispecchiamento»
  • XI – Il pensiero riflesso in Hegel e in Marx
  • XII – L’equivoco della «volontà repressa»
  • XIII – Praxis e «pensiero pensante»
  • XIV – Contestazione reazionaria
  • XV – Potenza dialettica, paralisi dell’intelligenza
  • XVI – Il segreto del pensiero
  • XVII – Metamorfosi della coscienza
  • XVIII – Pensiero rivoluzionario

I Giorni di Gladio – Come Morì la Prima Repubblica

I Giorni di Gladio – Come Morì la Prima Repubblica

Autore/i: Bellu Giovanni Maria; D’Avanzo Giuseppe

Editore: Sperling & Kupfer Editori

unica edizione, premessa degli autori.

pp. 290, Milano

«L’Italia, unico Paese al mondo, ha una commissione parlamentare incaricata di indagare sulle stragi, di scoprire le verità chiuse nella cassaforte dei misteri nazionali. Un giorno, sul tavolo del presidente di questa commissione, il senatore Libero Gualtieri, appare una ‘chiave’ che si chiama ‘operazione Gladio’. Ha l’aspetto di un documento scritto dal presidente del Consiglio Andreotti ed è una strana chiave: non apre nessuna porta in particolare, ma forse, raddrizzata da un fabbro, ripulita dalla ruggine, potrebbe aprirle tutte.»

Come può accadere che un anziano e distinto signore di sessantasette anni con l’aria compassata di un notaio di provincia, ex partigiano, si spaventi fino a svenire alla lettura di un documento del governo? Quale terribile verità Libero Gualtieri, senatore repubblicano, presidente della commissione Stragi, scorge quella mattina nel suo ufficio di San Macuto tra i dodici fogli che recano in fondo la firma di Giulio Andreotti? È il 18 ottobre 1990: resistenza di una struttura paramilitare, clandestina e segreta diventa finalmente ufficiale.
Questa è la storia di un fantasma di nome Gladio che, dopo essersi aggirato per trentotto anni nei sotterranei della Repubblica, ha cominciato a visitare il Palazzo. A mostrare a tutti il suo profilo. A ricordare a chi aveva dimenticato (o voleva dimenticare) che la storia d’Italia è storia di stragi, di veleni, di delitti misteriosi.
C’è un unico assassino? Quell’assassino si chiama Gladio? Una domanda che diventa presto un incubo per un intero Paese e per il suo Presidente. Un doppio incubo che contrappone l’orrore di chi intravede, nascosto dietro Gladio, il Burattinaio di eccidi e terrorismi, all’angoscia di chi, conoscendo di Gladio la vita, l’armi, gli onori e avendone sottoscritto la legittimità, teme di essere travolto dalla sua rivelazione. È il lungo, doppio incubo che scuote la Repubblica. Con il Presidente e il senatore, ne sono protagonisti spie con molte facce e molti padroni. Generali con la memoria corta. Giudici ostinati. Immarcescibili piduisti. Galantuomini veri e improbabili. Patrioti autentici e presunti. Un furbissimo Mandarino del Potere. In una feroce partita che scuote dalle fondamenta la Prima Repubblica, ne mette in discussione le regole, ne mostra l’età, le debolezze, le colpe.

Giovanni Maria Bellu è nato a Cagliari nel 1958. Ha collaborato al quotidiano La Nuova Sardegna per il quale si è occupato dei rapporti fra criminalità tradizionale sarda e terrorismo. Vive e lavora a Roma, dove è redattore di politica interna a Repubblica. Segue l’attività della commissione parlamentare Stragi.

Giuseppe D’Avanzo è nato a Napoli nel 1954. Ha lavorato a Paese Sera dove ha seguito soprattutto i problemi della camorra e del terrorismo. Attualmente vive a Roma, dove è inviato di Repubblica. Si occupa dei problemi della mafia, della politica giudiziaria e dei rapporti tra criminalità organizzata e politica.

Incontri Ravvicinati tra Umani ed Extraterrestri – Uno Psicologo Americano Analizza queste Straordinarie Esperienze

Incontri Ravvicinati tra Umani ed Extraterrestri – Uno Psicologo Americano Analizza queste Straordinarie Esperienze

Titolo originale: Close Extraterrestrial Encouters

Autore/i: Boylan Richard J.

Editore: Gruppo Editoriale Futura

unica edizione, introduzione dell’autore, traduzione di Giulia Amici.

pp. xxiii-240, illustrazioni b/n, Bresso (MI)

Ogni giorno gli extraterrestri hanno contatti con esseri umani di questo pianeta. Il dottor Richard Boylan, medico psichiatra, lavora da anni con persone che hanno avuto questo tipo di incontri ravvicinati, ha studiato centinaia di casi e ha scoperto che la maggior parte dei contattati possono arrivare a vivere in modo positivo la propria esperienza, se solo ricevono le informazioni e il sostegno appropriati.
Il libro descrive le caratteristiche comuni delle esperienze di incontri ravvicinati con ET e i venti sintomi che indicano che con tutta probabilità la persona ha vissuto un incontro ravvicinato. Scoprirete in che modo i contatti con gli ET influenzano gli esseri umani sul piano fisico, psicologico, sociale e spirituale. E troverete i dati più accurati sul tipo di persone che generalmente vengono visitate e prelevate temporaneamente dagli ET.
I racconti individuali di incontri ravvicinati riportati in queste pagine vi offriranno una descrizione dettagliata di quello che può succedere quando si entra in contatto con ET. Le persone che hanno vissuto questa esperienza vi diranno quali sono i sentimenti e le sensazioni che hanno provato. Potrete farvi un’idea di quanti tipi diversi di visitatori esistano e il motivo per cui ognuno di questi tipi sente la necessità di stabilire un contatto con noi.

“Una fondamentale opera di avanguardia, che esprime conclusioni positive e ottimiste.” (Prof. John R. Salter Jr., University ofNorth Dakota)

“Un lavoro utile per gli psicoterapisti, per chi ha avuto esperienze ufologiche e per tutti coloro che desiderano sapere di più sugli scopi e le modalità degli incontri con gli extraterrestri.” (Dott. R. Leo Sprinkle, psicologo)

“…potrebbe diventare il manifesto di chi ha avuto esperienze positive di incontri ravvicinati.” (Dott. David Gotlib, Bullettin of Anomalous Experience)

“…l’affascinante caso del dottor Rich dovrebbe risvegliare nel lettore il desiderio di saperne di più, e non lo lascerà certo deluso.” (Dott. Berthold Schwarz)

C’era una Volta l’Indiano

C’era una Volta l’Indiano

Autore/i: Autori vari

Editore: Macro Edizioni

seconda edizione, a cura di Vittorio Savini, premessa di Eduardo Zarelli.

pp. 128, numerose illustrazioni b/n, San Martino di Sarsina (FO)

Che vada al diavolo la patata!
Dicono che Washakie, capo degli Shosheni, rispose così ai funzionari statunitensi, che lo volevano convincere a diventare un contadino.
Si, che vada al diavolo la patata. E, con la patata, i BOT e gli arrivisti, il codice fiscale, i furbi e i telefonini.
C’è gente a cui questo mondo non piace, cui piacciono soltanto i sogni: quelli talmente belli da non sopravvivere neppure a una patata…

Le immagini e le parole di C’era una volta l’Indiano fanno rivivere il “sogno di un popolo”: è il sogno di una vita diversa, ma soprattutto di una mentalità diversa, che non è il rifiuto del frigorifero o della penicillina, ma di quel modo di pensare che non ci fa mai sentire parte di qualcosa, che ci fa agire senza dignità e orgoglio, perché sono due impicci lungo la strada della carriera e del denaro.

Vittorio Savini vive a Bologna, dove lavora come giornalista; con questo libro sugli Indiani del Nord America corona una passione antica: la nobiltà della sconfitta.

Psicanalisi delle Acque – Purificazione, Morte e Rinascita

Psicanalisi delle Acque – Purificazione, Morte e Rinascita

Titolo originale: L’Eau et les Rêves. Essai sur l’Imagination de la Matière

Autore/i: Bachelard Gaston

Editore: Red Edizioni

traduzone dal francese di Marta Cohen Hemsi.

pp. 180, illustrazioni b/n, Como

Narciso vi si specchia, Ofelia vi muore, Caronte traghetta le anime: le grandi e toccanti immagini dell’acqua, scaturite dall’inconscio dell’uomo.

Gaston Bachelard indaga in questo libro sul momento magico in cui l’immaginazione trasforma la materia “necessaria” di un elemento naturale, l’acqua, nella materia ’libera’ del sogno e della creazione artistica. Acqua, dunque, viva e concreta, ma tanto viva e concreta quanto le immagini dell’inconscio collettivo: le ondine, il Cigno di Leda, Narciso, Ofelia, Caronte… Il bisogno di ordinare tutto ciò in una rigorosa fenomenologia è del Bachelard filosofo della scienza; l’intuizione geniale e la sensibilità letteraria sono del Bachelard irresistibilmente attratto dal sogno, dalla poesia, dal loro linguaggio per simboli e per metafore.

Contro la frantumazione del sapere accademico contemporaneo, segno di altre e forse più gravi frantumazioni dell’essere umano di oggi, questo libro è una coraggiosa, concreta proposta di unità e di integrazione.

Gaston Bachelard si inserisce da protagonista nel quadro culturale del nostro secolo. Ciò è vero non solo per l’originale contributo epistemologico fornito a una scienza che si interroga su se stessa, ma anche per l’impulso offerto in ambito semiologico a pensatori come I.P. Richard o R. Barthes.

…. La luna di oggi ha una luce antica. La luce dolce e la notte, fuse tra loro, vegliano sul giardino che sogna… (Gaston Bachelard)

Gaston Bachelard (1884-1962) è uno dei filosofi che più profondamente hanno segnato la cultura del nostro tempo. La sua formazione fu prevalentemente scientifica (laurea in Scienze matematiche) ma il suo insegnamento alla Sorbona (1940-1954) ebbe carattere filosofico ed epistemologico, spaziando dalla logica alla psicoanalisi, dalla storia della scienza alla letteratura. Il suo pensiero ha direttamente influenzato alcune delle posizioni teoriche di questi ultimi anni: da Foucault a Derrida, da Althusser a Canguilhem, da Deleuze a Lyotard e Lacan.

Conversazioni con Carlos Castaneda – Una Testimonianza Esclusiva

Conversazioni con Carlos Castaneda – Una Testimonianza Esclusiva

Titolo originale: Conversaciones con Carlos Castaneda

Autore/i: Fort Carmina

Editore: Edizioni Il Punto d’Incontro

prologo e introduzione dell’autrice, traduzione di Maria Antonietta Segalla.

pp. 144, Vicenza

I libri di Carlos Castaneda hanno affascinato intere generazioni di lettori fin dai primi titoli pubblicati, in quanto contengono ingredienti archetipi capaci di stimolare l’interesse di una grande varietà di pubblico. Di Carlos Castaneda si hanno poche notizie biografiche, nonostante la sua grande fama la sua influenza culturale. Protetto da una cortina impenetrabile di discrezione, Castaneda risulta essere un mistero accessibile unicamente a quelle persone cui lo Spirito consente di attraversarne il cammino. In un documento unico nel suo genere, la giornalista Carmina Fort ci presenta questo personaggio straordinario attraverso le conversazioni tenute con lui a Los Angeles nel 1988. Attraverso la scrittura agile di Carmina, Castaneda apre per la prima volta scorci sulla sua vita privata e sul suo passato, non tralasciando tuttavia di far luce sul suo sistema di crescita interiore che, come scopriremo attraverso la lettura di questo libro, egli stesso applica nella vita di tutti i giorni. Ampio spazio viene naturalmente dato agli insegnamenti di don Juan Matus, maestro di Castaneda, colui che ha insegnato a Carlos l’abbandono dell’ego e l’arte della stregoneria. La stregoneria non è superstizione, bensì conoscenza e corretto utilizzo dell’energia cosmica. Carlos Castaneda e Carmina Fort ci dimostrano che ogni essere umano è stregone, perché è fatto di quella stessa energia, anche se l’uomo comune non la conosce né la utilizza correttamente. Potenzialmente, siamo tutti stregoni, cioè siamo tutti uomini di conoscenza.

Il Seme dell’Universo

Il Seme dell’Universo

Titolo originale: Aussaat und Kosmos

Autore/i: von Däniken Erich

Editore: Ferro Edizioni

unica edizione, traduzione dal tedesco di Giorgio G. Panini e Mariangela Breda.

pp. 250, numerose illustrazioni b/n, Milano

Il quarto viaggio intorno al mondo di Erich von Däniken lo ha portato a Ceylon, a Singapore, nelle isole della Malaysia, nell’isola Guam, a Ponape (nelle Caroline) in Nuova Zelanda, nell’Isola di Pasqua, a Formosa, in Cile, in Brasile, in Ecuador, in Colombia, nel San Salvador e in molti degli Stati Uniti, con un percorso complessivo di 123.000 km.
Däniken ha voluto essere «sul posto» ovunque le leggende, gli indizi, i sospetti accennassero a quelle «tracce» la cui ricerca lo occupa ormai da anni. In Ecuador si snoda per molti chilometri una rete di gallerie sotterranee, certamente di origine non naturale; alla profondità media di 230 m, sale, corridoi, cunicoli, formano un vero labirinto, che soltanto ora è stato esplorato e fotografato.
A Cuenca, Däniken ha visto i tesori delle più antiche civiltà sudamericane: misteriosi oggetti d’oro massiccio, che secondo il grande americanista Miloslav Stingl, costituiscono «la più grande scoperta nel settore archeologico, dopo quella di Troia».
A Nan Madol, nelle Caroline, la leggendaria città su un’isola, Däniken ha trovato tracce di una rete di gallerie che si spinge, per molti chilometri al di sotto del mare, forse collegando il luogo ad altre isole.
In Cina sono moltissime le tracce di una possibile visita di intelligenze aliene nel passato: i miti, gli ultimi reperti di un’archeologia a noi occidentali quasi sconosciuta, gli stessi dati antropologici rivelano straordinarie «somiglianze» con le conquiste della più moderna tecnologia.
In Brasile, Däniken ha voluto «vedere» le leggendarie Sette Città e sempre restando nell’inferno verde della giungla amazzonica, ha avuto modo di avvicinare alcune comunità indie tuttora intoccate dalla civiltà per raccogliere tracce ancora vitali di tradizioni senza tempo. Il passato di tutte queste popolazioni sembra essere stato incredibilmente simile al nostro presente e forse più ancora di quello che crediamo possa essere il nostro futuro.
In base a tutte le testimonianze raccolte, Däniken traccia una possibile «storia del mondo» nella quale, quasi inaspettatamente, vediamo conciliarsi tutte le incongruenze che l’archeologia ufficiale troppo spesso ci presenta: è una storia che coinvolge tutta l’umanità e, oltre, tutto il complesso ma straordinariamente ordinato apparato del cosmo, permettendo di individuare, in un passato vertiginosamente lontano, un’origine comune a tutti i mondi, il vero Seme dell’Universo.

La Nuova Faccia della Medicina e dell’Agopuntura

La Nuova Faccia della Medicina e dell’Agopuntura

Autore/i: Dal Pont Giorgio

Editore: Casa Editrice Meb

unica edizione, prefazione e introduzione dell’autore.

pp. XIII-344, numerose illustrazioni b/n, Padova

Un nuovo approccio alla diagnosi e alla cura delle malattie: il modello celeste dello Zodiaco, impiegato fin dall’antichità per descrivere i fenomeni umani e terreni, viene trasformato in un sistema matematico-geometrico, che sarà possibile applicare alla descrizione e allo studio del corpo umano. Il modello proposto rende affascinante !’interpretazione astrologica del reale proprio perché risponde al desiderio della mente umana di fornire un’interpretazione unitaria del creato.
Viene affrontato poi il metodo terapeutico dell’agopuntura che, pur essendo applicato con successo, presenta tuttavia un meccanismo d’azione che lo esclude dal quadro scientifico accettato dalla scienza medica. Si tratta di un metodo empirico che evidenzia il rapporto tra determinati punti cutanei con affezioni generalmente localizzate a distanza dai punti stessi, allineati lungo percorsi chiamati meridiani. La medicina orientale descrive infatti il corpo come un microcosmo, inteso come complessità di fenomeni che riassumono in sé l’ordine e la struttura dell’universo: il medico orientale, agendo su un punto o su un meridiano, agisce sulla sua corrispondente proiezione cosmica.
Può la medicina alternativa trovare un suo spazio a fianco di quella tradizionale, proponendo un modello logico che ci consenta di recuperare quelle conoscenze che ci sono tramandate da esperienze e culture millenarie?
Il compito di questo studio è quello di trasformare un sistema empirico quale è quello dei meridiani in un sistema logico e razionale, sia pur inserendolo in un modello di per sé non dimostrato qual è appunto quello planetario.

La Lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi

La Lingua dei Sardi Nuragici e degli Etruschi

Autore/i: Pittau Massimo

Editore: Editrice libreria Dessì

unica edizione.

pp. 296, Sassari

Che lingua parlavano i Sardi prima della profonda romanizzazione dell’isola? Che lingua parlavano gli Etruschi? E’ difficile prevedere quando si potrà dare una risposta a questa domanda. Ma intanto questo originale, rivoluzionario libro di Massimo Pittau (Ordinario di Linguistica Sarda nell’università di Sassari) propone una serie di raffronti, coordina e collega una vasta massa di elementi linguistici e culturali sino a raggiungere almeno quattro importanti risultati scientifici: «1, aver trovato una lingua, la nuragica, alla quale si può connettere l’Etrusco togliendolo dal paradossale ed antistorico isolamento in cui esso si trovava fino al presente; 2, aver ampliato notevolmente il numero di vocaboli etruschi di cui conosciamo ormai anche il significato; 3, aver portato conferme alla tesi dell’arrivo degli etruschi dall’Asia Minore; 4, aver dato finalmente un “volto” – linguistico oltre che etnico culturale – al misterioso popolo costruttore dei nuraghi della Sardegna e che essi erano strettamente imparentati col popolo etrusco.»

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Prefazione

Parte Prima

NURAGICI ED ETRUSCHI

IL QUADRO STORICO-CULTURALE

  • 1. La provenienza egea dei Sardi Nuragici
  • 2. Le isolessi greco-nuragiche
  • 3. I Sardi nel mondo egeo
  • 4. I Sardi a Creta
  • 5. La Lidia patria dei Sardi
  • 6. Connessioni linguistiche fra Lidi e Sardi Nuragici
  • 7. Connessioni religiose fra Lidi e Sardi Nuragici
  • 8. La testimonianza di Erodoto
  • 9. I Tirreni costruttori delle «torri nuragiche»
  • 10. Connessioni toponomastiche tra la Sardegna e la Tirrenia
  • 11. La migrazione ad ondate
  • 12. Altre testimonianze di Erodoto
  • 13. Testimonianze di uno scoliaste platonico e di Strabone
  • 14. I Tirreni Sardi e Sibari
  • 15. I Tirreni Sardi a Olimpia e a Delfi
  • 16. I Tirreni nello Ionio e nell’Adriatico
  • 17. L’area linguistica tirrenica
  • 18. I Tirreni nell’Egeo
  • 19. Influssi reciproci fra Tirreni e Greci
  • 20. Le isolessi etrusco-greche
  • 21. Sardiani e Tirreni fra i «Popoli del Mare»
  • 22. I Sardi Nuragici fra i «Popoli del Mare»
  • 23. Influssi egizi sulla civiltà nuragica
  • 24. I Dardani soci dei Tirreni Nuragici
  • 25. L’Asia Minore e la Sardegna nuragica
  • 26. La rotta egea e l’isola di Cipro
  • 27. La rotta africana e l’Africa settentrionale
  • 28. La talassocrazia dei Tirreni
  • 29. I Tirreni Nuragici nelle Baleari
  • 30. I Tirreni nelle coste dell’Iberia
  • 31. Corrispondenze toponomastiche ibero-egeo-tirreniche
  • 32. I Tirreni e Cartagine
  • 33. Gli sbarchi dei Tirreni Nuragici in Italia
  • 34. I «Sardi venales»
  • 35. La talassocrazia sardo-nuragica
  • 36. La cronologia della migrazione
  • 37. L’Etruria e l’Egitto
  • 38. La «formazione della Nazione Etrusca»
  • 39. La mancanza di nuraghi in Etruria
  • 40. I Sardi Nuragici e la scrittura
  • 41. Connessioni religiose fra Nuragici ed Etruschi
  • 42. Connessioni culturali fra Nuragici ed Etruschi
  • 43. La lingua dei Nuragici e degli Etruschi
  • 44. L’elemento tirrenico nelle lingue latina e greca
  • 45. Dialetti toscani e dialetti sardi rispetto al latino
  • 46. Il tirrenico «lingua protoindoeuropea»
  • 47. Il tirrenico come parastrato
  • 48. La «sfinge etrusca» e la «sfinge nuragica»
  • 49. Il metodo comparativo nell’ermeneutica etrusca
  • 50. La presentazione del materiale linguistico

Parte Seconda

LA LINGUA TIRRENICA

IL MATERIALE LESSICALE

APPENDICE – Due «tabellae defixionis» nuragiche

INDICI LESSICALI

ETRUSCO
GRECO
LATINO
LIDIO
SARDO

Tutti Manipolati – Prima Durante e Dopo il Caso Dutroux

Tutti Manipolati – Prima Durante e Dopo il Caso Dutroux

Un pervertito isolato o una rete di pedofili? La vicenda del mostro di Marcinelle e il lato oscuro del Belgio

Autore/i: Toussaint Marc; Rossey Xavier

Editore: Stampa Alternativa – Nuovi Equilibri

prima edizione, prefazione, traduzione e cura di Antonella Beccaria, premessa dell’autore, titolo originale: Tous Manipulés? Avant, Pendant, Après l’Affaire Dutroux.

pp. 312, Viterbo

«Il controllo dell’informazione è potere. Conoscere le inconfessabili debolezze di determinate persone e spingerle a compromettersi si rivela il modo migliore per esercitare pressioni a qualsiasi livello. Il controllo dell’informazione sulle reti pedocriminali è un’arma essenziale praticata ancora oggi dagli apparati di sicurezza in tutto il mondo […]».
La vicenda del mostro di Marcinelle, Marc Dutroux, si conclude con condanne per pedofilia all’uomo e ai suoi complici. Ma sul rapimento di sei bambine e sulla morte di quattro di loro non è stata fatta ancora chiarezza. C’era, tra gli investigatori, chi avrebbe potuto intervenire e non lo fece?
L’intento era di creare dossier compromettenti a scopo di ricatto?
Questo libro, attraverso alcune delle vicende criminali più note del Belgio, arriva a descrivere un lato oscuro di quel Paese che, di fronte al potere, non si ferma neanche davanti all’infanzia violata.

Vertigine – Sull’Orlo di una Felicità (irr)Raggiungibile

Vertigine – Sull’Orlo di una Felicità (irr)Raggiungibile

Titolo originale: More, Now, Again

Autore/i: Wurtzel Elizabeth

Editore: Edizioni Frassinelli

prefazione dell’autrice, traduzione di Ira Rubini.

pp. 376, Milano

Irriverente, colta, cinica e senza alcun pudore, torna la penna più incisiva e originale di una generazione, tra Sylvia Plath, Bob Dylan e Kurt Cobain. Dopo aver raccontato il suo viaggio negli inferi della depressione in Prozac Nation, Elizabeth Wurtzel è diventata una scrittrice famosa, una vera icona della Generazione X. Dal suo libro è stato tratto un film interpretato da Christina Ricci, e intanto viene invitata ai talk show e agli avvenimenti mondani più trendy di New York, scrive sui giornali e lavora al nuovo libro. Ma la sua vita è ben lontana dall’essere un sogno realizzato. Perché Elizabeth sente ancora il richiamo dell’abisso, quella voce che le dice di fuggire, fuggire, fuggire sempre. E così infila il suo portatile in borsa e scappa in Florida, dove le stagioni sono tutte uguali, dove tutto è sole e luce bianca. Eppure, anche in quel bagliore, Lizzie vede levarsi le ombre più cupe del suo passato. Certo, prende una nuova, miracolosa medicina, il Ritalin. Un sollievo. Finché non scopre che può essere sbriciolata e sniffata come una droga. Ne prende quattro pastiglie al giorno, poi di più e più ancora, ma tanto è solo una medicina, no? Però dopo deve passare ad altro, sempre più potente. E ricomincia la fuga, facendosi sempre più male, nell’oscillante esistenza dei drogati fra dipendenza e disintossicazione. Finché, nelle sedute in un centro di recupero, scopre una risorsa che aveva sempre, narcisisticamente, disprezzato: gli altri. Compagni di viaggio, che si spingono nel suo vuoto avvelenato e le danno la speranza che la strada sarà ripida, a tratti vertiginosa, ma salvarsi si può. Si deve.

Elizabeth Wurtzel è nata nel 1967 a New York, dove vive tuttora. Laureata ad Harvard, diventa critico musicale per il New Yorker e, a soli ventisei anni, pubblica Prozac Nation (in Italia uscito come La felicità difficile), cui seguono altri libri a cavallo tra saggistica e autobiografia. Suoi articoli sono apparsi in varie riviste, tra cui Glamour, Seventeen e The Oxford American.

Karl e il Ventesimo Secolo

Karl e il Ventesimo Secolo

Titolo originale: Karl und das 20. Jahrhundert

Autore/i: Brunngraber Rudolf

Editore: Marietti Editore

prima edizione, prefazione di Cesare Cases, traduzione di Enrico Franzil, In copertina: Amedeo Modigliani, Celso Lagar, Parigi, Proprietà privata.

pp. 186, Casale Monferrato (AL)

Forse nessun altro libro rende con altrettanta potenza, come questo romanzo uscito negli anni Trenta, l’annientante forza della storia universale e della rivoluzione tecnologica planetaria, che fagocitano ed assorbono nelle loro spire il singolo individuo, la sua esistenza di ogni giorno. Il romanzo è la storia di Karl Lakner, un piccolo uomo qualsiasi che nasce in un quartiere popolare di Vienna, cresce fra le difficoltà e le ristrettezze della sua classe, partecipa alla prima guerra mondiale, ed è travolto dalla crisi economica post bellica.
La sua vicenda – le sue passioni, i suoi sentimenti, narrati con delicatissima e sobria poesia – s’intesse con la trasformazione tecnologica del mondo, con il processo della razionalizzazione economica del lavoro e con le sue spaventose contraddizioni. Brunngraber riesce a intrecciare mirabilmente, con laconica oggettività e intensa pietas, la vita individuale (con i suoi sogni, le sue speranze, i suoi desideri che rendono ogni esistenza unica e irripetibile) e i processi collettivi che la esautorano e l’alienano, trasformandola in un mero e anonimo dato statistico. La forza poetica di Brunngraber ci narra come le leggi generali e impersonali del mondo si calino nella vita dell’individuo, nelle sue azioni, nel suo modo di essere; egli traccia così un’immagine possente e angosciosa del nostro «grandioso ventesimo secolo» ossia del carattere sempre più totalitario della politica mondiale, che ingloba sempre di più la vita personale e sempre più ci minaccia col meccanismo oggettivo delle sue catastrofi. Sullo sfondo di questo meccanismo quasi automatico della produzione, delle crisi e delle guerre mondiali, che sempre più sembra diventare il nostro terribile Destino, Brunngraber raccoglie, con struggente e sofferta poesia, anche la piccola ma indistruttibile voce della resistenza a questo destino: la voce della dolorosa esistenza individuale, stritolata ma non cancellata dalle leggi dei grandi numeri che governano il mondo.

L’attività letteraria di Rudolf Brunngraber (1901-1960) si apre con un romanzo, Gli sradicati (1928), scritto al ritorno da un periodo di emigrazione in Svezia, per sfuggire alla crisi di disoccupazione scoppiata in Germania dopo la prima guerra mondiale.
La severa critica del sociologo Otto Neurath a quest’opera che aveva per tema il rapporto tra artista e società, giudicato marginale in confronto alla forza che la politica, l’economia e le fluttuazioni del mercato esercitano sul destino degli uomini, connessa alle esperienze subite nel periodo post-bellico contribuiscono alla maturazione di Karl e il ventesimo secolo (1932), in cui viene rappresentata l’impossibilità del singolo a dominare il proprio destino.
Dopo un grande successo iniziale la fortuna del libro si capovolge durante il periodo nazista in cui viene proibito anche Un angelo in Atlantide (1938). La guerra dell’oppio (1939) e Zucchero da Cuba. Romanzo di una febbre di denaro (1942) subiscono varie vicissitudini, mentre La via verso il labirinto, sulla repressione della rivolta operia viennese del 1934 ad opera di Dollfuss, rimane inedito fino al 1947. Del 1936 è Radio, romanzo di un elemento, frutto di una forzata dedizione ad argomenti estranei alla situazione politica del paese. Anche dopo la guerra i romanzi di Brunngraber subiscono alterne vicende, dovute ai continui riferimenti ad un passato troppo vicino per sembrare innocuo. In questo periodo lo scrittore, si rivolge al cinema collaborando alla sceneggiatura del film Il processo.

Lettere a Vernon Watkins

Lettere a Vernon Watkins

Titolo originale: Letters to Vernon Watkins

Autore/i: Thomas Dylan

Editore: Il Saggiatore

unica edizione, introduzione e cura di Vernon Watkins, traduzione e note di Ariodante Marianni.

pp. 192, Milano

Scritte alla fine degli anni Trenta, le lettere di Thomas all’amico e poeta Vernon Watkins, gallese come lui, riguardano principalmente reciproci scambi di poesie, lette e simpateticamente «criticate» a turno. La poesia, considerata sempre opera in fieri, veniva snodata nelle sue articolazioni ritmiche e fonetiche. Veniva discussa e sostituita una parola, registrato un verso. Ma si parlava anche dell’equilibrio generale, della struttura della composizione. Oltre che per questi segreti di laboratorio (utilissimi per ricostruire la poetica di Thomas) le lettere hanno importanza perché fissano un capitolo di storia della poesia moderna.
Thomas parla con rispetto di Auden e di Spender, ma in epoca di poesia impregnata di istanze civili e d’impegno politico i due gallesi non esitano a dichiarare che le loro finalità non corrispondono a quelle della cultura ufficiale. Erano dei celti che cantavano la natura e la perenne condizione umana, il loro bardo era Yeats. Elaboravano con fanatismo una tecnica della composizione nella quale rientrava per intero la moralità. Il libro è anche il ricordo di un’amicizia, quindi un preziosissimo documento biografico. Di scorcio appare la società letteraria del tempo (Eliot e Thomas che parlano dei rispettivi reumatismi); Londra sotto i primi bombardamenti, con la contraerea appostata da Selfridge’s. Una vita vissuta sempre sul filo del rasoio. La felicità affermata nel lavoro poetico, nelle corse in bicicletta con Caitlin, la moglie (sono i primi, tranquilli anni dell’efferata unione dei Thomas), nella nascita di Llewelin, bella nella assoluta indigenza. Endemica, ossessiva, incurabile la miseria, l’angosciosa richiesta a Watkins (nel bel mezzo di un discorso poetico) di una sterlina, di mezza corona, di pochi pence.

Teresa d’Avila – Nata per Tutti • «La stella del Carmelo»

Teresa d’Avila – Nata per Tutti • «La stella del Carmelo»

Autore/i: Autori vari

Editore: Edizioni OCD

a cura di Bruno Moriconi, illustrazioni di Michele Pala.

pp. 224, illustrazioni a colori e b/n, Roma

Teresa, la sua avventura spirituale, la sua lotta per la Chiesa e per il nuovo mondo delle Americhe appena scoperto, l’amore che la travolse e la fece maestra dell’intimità con Dio, il racconto sincero della sua vita e delle sue resistenze fino a raggiungere la più remota stanza dell’anima. La preghiera contro la solitudine e come uno scacco matto di umiltà ancora perseguito nei numerosissimi monasteri carmelitani sparsi per il mondo, dove vivono persone che chiamano madre colei che ha insegnato loro a vivere senza più vivere di se stesse, ma di Cristo. E non a loro soltanto, perché i suoi discepoli sono di ogni condizione sociale. A ricordare tutto questo sono alcuni figli e figlie di Teresa, a cinque secoli dalla sua nascita.