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Lo Spirito dell'India

Cinquemila anni di cultura indiana

di
Editore: Editrice Aldiniana
Prezzo: € 26,00

Informazioni: prima edizione. - pp. 272, Roma
Stampato: 1960-09-01
Codice: 500000004256

Angelo Morretta è nato a Odessa, in Russia, da padre italiano e da madre romena; si trasferì in Romania nel 1921 dove - con il pseudonimo di Dan Petrascincu - si affermò come romanziere e saggista.
Dal 1951, dopo varie e ricche esperienze intellettuali e di vita, si stabilisce a Roma, dove inizia la sua nuova attività: il suo primo libro scritto e pubblicato in Italia è La Resa dei Conti («Guanda» 1957, collana «Problemi d'oggi»), una testimonianza in termini saggistici sulle vicende personali e su un'intera generazione in travaglio tra «i due mondi»: da cui già affiora un superamento delle realtà in conflitto e una visione più ampia della vita e dei valori della storia che va sino alle esigenze cristiane e indù.
Negli ultimi dieci anni, si dedica interamente allo studio delle discipline dell'Induismo, appropriandosi del sanscrito, ecc., il cui frutto è il presente libro. Alla base di questo lavoro si trova dunque prima di tutto un intento di carattere culturale: l'autore vuole informare il lettore italiano, e si adatta quindi all'ambiente, con un linguaggio quanto mai chiaro e attuale, giacchè libri di questo tipo, di idee generali e di accorta divulgazione intorno ai princìpi dell'Induismo, mancano in Italia da molto tempo.
Veramente, la «riscoperta dell'India» è già quasi un fatto comune della cultura universale: ma troppi pregiudizi permangono. Il saggio si propone, appunto, di spianare la via ad una migliore comprensione di quella Tradizione che foggiò il modo di vita e di pensiero, di arte e di costume dei popoli della grande penisola, modo di vita che ha le sue sorgenti nelle antichissime espressioni poetico-metafisiche dei Veda, che gli Ariano-Indù portarono, or sono cinquemila anni, sulle valli dell'Indo e del Gange; e che anche oggi costituiscono la Tessitura più intima del loro animo, a discapito della industrializzazione di uno stato multinazionale che, dopo la liberazione, velocemente diventa moderno.
L'indubbia originalità del «fenomeno India» è testimoniata da una folta scelta di testi, commentati a loro volta nel significato generale secondo gl'indirizzi della nuova scienza dei miti e dei simboli dei «primitivi» tra i quali i Padri del sapere ariano-indù furono i più progrediti. Il libro si sofferma con insistenza sulla personalità di quegli autori dei Veda, i mitologici Poeti-Veggenti che, ai primordi del nostro kali-yuga, «udirono» la rivelazione trovantesi alle fondamenta della tradizione indiana e che sfocerà più tardi, attraverso le Upanishad, Sankara ecc., nella raffinatissima filosofia Vedanta. Questi Rishi primordiali, i Bramini-filosofi - piuttosto trascurati da altri studiosi - appaiono poeticamente ricostruiti sula la base degli stessi testi, tanto da acquistare quasi una corposità storica, un posto ben definito tra le grandi personalità che il genio ariano dette al mondo.
Accanto al miracolo Ebraico e al miracolo Greco, come disse il Renan, ecco dunque il miracolo India: antico e moderno, analizzato nei suoi concetti fondamentali, ancora difficilmente assimilabili dalla mente occidentale.
Giacché oggi i confini geografici. e sociali stanno per sparire, anche i confini culturali delle rispettive mentalità devono subire un deciso spostamento. Ma non solo geografico: anche tra il passato e il presente, la conoscenza deve smuoverei confini troppo semplicisticamente prestabiliti dalle correnti illuministiche e positivistiche che indicavano l'unità dell'uomo solamente nella prospettiva del futuro. L'Induismo, infatti, defalcato storicamente dal Buddhismo e da altre varie correnti, propone alla meditazione tale tipo di «unità» che le è proprio dalla preistoria fino ai nostri giorni.
Il manoscritto fu letto tra i primi (oltre ai già indicati sulla retrocopertina) dal compianto Raffaele Pettazzoni, il quale ne sottolineò non solo la seria conoscenza delle fonti, ma anche l'utilità, anzi l'urgenza culturale. Il saggio è da situare quindi tra il lavoro degli specialisti e quello dei divulgatori, puntando decisamente su quelle discipline che sempre più spesso richiamano l'attenzione delle più progredite menti occidentali. E d'altra parte, «Lo spirito dell'India» prelude a una nuova trattazione sull'India moderna, a cui attende l'autore.

«Il libro di Angelo Morretta è uno studio molto serio e approfondito, su una materia di estrema importanza culturale ed umana, che in Italia purtroppo è ancora quasi del tutto sconosciuta». (Alberto Moravia)

«Questo libro, rivolgendosi non alla cerchia degli specialisti, ma alla più larga sfera del pubblico colto, stimula una vasta classe di interessi umani, per la novità dell'argomento e per il modo suggestivo con cui tale argomento viene Trattato». (Ernesto De Martino)

«Vi ho imparato cose che non sapevo, sono stato condotto a pensare, o a ripensare vedendole da un altro angolo, cose che erano già in me. L'autore ha una funzione sua nella cultura italiana, in quanto si occupa di problemi che quasi nessuno tocca, e che la nostra cultura tende a sfuggire.
Sono entrato con l'autore nella selva della filosofia indiana; or mi sembra meno selva.
Prima, come quasi tutti, sapevo distinguere male l'essenziale dall'accessorio, l'originale del sovrapposto; adesso, non più. L'essere andato al centro di quel pensiero mi sembra il principale merito di questo libro. È tanto più importante, in quanto il pensiero indiano ‘e uno dei grandi componenti del mondo moderno; inoltre si può conciliare, unico forse tra i pensieri di carattere religioso, con dottrine sociali ed economiche che sembrano, ad un osservatore superficiale, inconciliabili, rimanendo su un diverso piano. Questo appare chiarissimo nel presente libro, e mi sembra che nessuno finora l'abbia indicato in modo così persuasivo». (Guido Piovene)

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